La
Certosa di Pesio (Cuneo) è uno dei monumenti storici più interessanti e più insigni di
quella sezione di Alpi Marittime che dallo spaccato dell'alto corso del Tanaro va al Col
di Tenda e forma propriamente le Alpi Liguri, il cui punto dominante è l'erta cima del
Marguareis (m. 2651), definito a ragione, per la configurazione della sua massiccia e nuda
parete nord, "le Dolomiti del Piemonte".
Importante centro di vita
religiosa e civile nei secoli che, risalendo fin nel cuore del Medio Evo, precedettero la
Rivoluzione Francese, cadde, in conseguenza con questa, nell'abbandono e nell'oblio.
«La Certosa di Pesio - scrive il
Can. Terreno - da quasi un millennio sta assisa a capo della valle omonima, fasciata da
mistica atmosfera di austera serenità, di bellezza e di poesia, cullata dal murmure
perenne del Pesio, quasi ritmo di preghiera sussurrata in sordina».
I resti scultorei, ora radunati
in un portico nel cortile del chiostro superiore, come gli affreschi e gli stucchi
abbastanza ben conservati della grande chiesa superiore, sono un piccolo segno del suo
passato splendore. Le devastazioni ripetute dei valligiani (13501509-1655), le intemperie
e il Decreto napoleonico del 1802 lasciarono ben poco a quella Certosa che le cronache
definiscono una delle più belle e ricche del suo tempo.

L'adattamento
di essa a stabilimento idroterapico, nella seconda metà del secolo scorso, le ridonò un
effimero periodo di notorietà in Italia e all'estero, anche per gli illustri personaggi
che vi fecero sosta. Col cessare dello stabilimento, all'inizio della prima guerra
mondiale, la Certosa di Pesio tornò a chiudersi nel suo isolamento montano, sepolta nel
verde delle sue foreste di faggi e castagni o sotto la coltre di neve delle sue abbondanti
e prolungate precipitazioni invernali, destinata ad un progressivo irreparabile decadi
mento e rovina.
Se non che, l'arrivo dei
Missionari della Consolata alla Certosa (1934) ed i restauri da essi effettuati per la
piena funzionalità del decadente edificio, il notevole incremento, edilizio e viabile,
della zona e soprattutto lo sviluppo enorme del turismo, villeggiatura, sport invernali,
ecc., di questi ultimi anni, hanno assai favorito l'interesse e l'accorrere di numerosi
visitatori (oltre i villeggianti in soste periodiche) all'insigne monumento, ben
meritevole - del resto - e per l'imponenza del suo complesso edilizio e per l'importanza
storica.
Appunto di questa storia della
Certosa di Pesio, interessante e avvincente, nei suoi aspetti luminosi e torbidi per il
corso di oltre sette secoli, presentiamo qui in riassunto i tratti salienti, cioè dalle
sue origini (1173) fino all'arrivo dei Missionari della Consolata (1934), che, in altra
forma e con ardore giovanile, hanno ridato vita alla Certosa, nella missione da essa
assolta nei periodi del suo splendore: centro di irradiazione della luce di Cristo nel
mondo.
Ci serviremo largamente delle
memorie storiche del Teol. Giorgis, raccolte con diligente studio e amore nell'opuscolo:
"La Certosa in Valle Pesio" (1952), al quale rimandiamo il lettore desideroso di
maggiori e particolari informazioni geografiche, ambientali, ecc.
Il primo documento storico che ci
parla della Certosa di Pesio è l'atto
di donazione, che ne segna la nascita ufficiale (anno 1173).
Vi si legge «... Tutti questi
Signori di Morozzo, con tutto il popolo di Chiusa, fecero donazione in mano di Ulderico,
Priore dell'ordine Certosino, delle terre che giacciono nella parte montuosa del villaggio
detto Chiusa site nel luogo denominato Ardua, dai rivi Alma e Crovera fino alle cime dei
monti, e dall'una e l'altra parte del fiume Pesio, terreno colto, incolto e boschivo...
Allo scopo di edificarvi un chiostro e una chiesa "in onorem Dei Sanctaeque Virginis
Mariae et Sancti Joannis Babtistae" a vantaggio e sostentamento di tutti coloro che
ivi avrebbero servito, e (aggiungono i Signori) per farsi merito innanzi a Dio e per la
remissione dei propri peccati e di quelli dei loro antecessori» (Bibì. del Re, Torino).
In questo documento sono
chiaramente indicati i donatori, i destinatari e 10 scopo, o gli scopi, della donazione.
Il Padre Ulderico di cui si parla nel documento, oriundo di Casale Monferrato, veniva
dalla Certosa Madre di Grenoble ed era stato designato dal Capitolo Generale dell'Ordine a
ricevere e ratificare l'atto di donazione per la erigenda Certosa di Pesio, di cui fu
anche il primo Priore, dall'anno di fondazione 1173, fino al 1199, lasciando larga traccia
del suo priorato come organizzatore della Correria, prima provvisoria sede sulla sinistra
del Pesio, come iniziatore del fabbricato definitivo sulla sponda destra di esso, e per
aver creato altresì le grangie di San Michele e di Rumiana.
La scelta del luogo e la generosa donazione dei terreni da
parte dei Signori di Morozzo e del Comune di Chiusa, si spiega per varie felici
circostanze. Oltre che presentare condizioni assai favorevoli alla vita certosina, la
Valle Pesio si trovava sulla via ideale di comunicazione fra la Certosa di Grenoble e la
Certosa di Calabria, la prima in Italia, fondata dallo stesso san Brunone (1091).
Inoltre, il momento della
donazione (sec. XI) corrispondeva dopo la lunga e dura dominazione saracena - ad un
rifiorire di fede e slancio di pietà religiosa, per cui erano spontanee le offerte di
terre e di mezzi agli Istituti monastici, che erano in quei tempi i Cenacoli della fede e
della vita religiosa e, insieme, baluardi di sicurezza.
Anche il fatto della vicina
Certosa di Casotto, anteriore appena di due anni dalla fondazione della nostra, e
cresciuta nel numero dei Monaci oltre quello permesso dalla primitiva consuetudine
dell'Ordine (non più di 12), aveva costretto il Priore di Casotto a pensare ad un'altra
sede non troppo lontana, per uno smembramento. E così, la vicina alta Valle
Pesio, con le
altre favorevoli circostanze accennate, si prestava per la soluzione ideale, con una sede
più ampia e conveniente, e nel silenzio di pace e solitudine che erano sempre state nel
pensiero del Fondatore dell'Ordine. «Così erano gettate le basi di una Istituzione che
per oltre 6 secoli riassunse e concentrò in sé il destino e le vicende della Valle, e
diffuse larga luce di civiltà e di Fede nelle regioni circostanti» (Prof. D. De Maria).

«La
Certosa di Grenoble, tosto diventata la "Grande Certosa", quanto quella di
Pesio, ci dicono che anche l'Ordine Certosino come già quello Benedettino - aveva
individuata la sua funzione sociale, in piena armonia con le condizioni economiche e con
lo spirito e le necessità di quell'epoca remota; funzione che doveva pure comprendere la
bonifica di selvagge ed impervie terre ancora del tutto trascurate e pressoché
disabitate, con l'irradiamento della cultura e della civiltà in zone che parevano
condannate dalla stessa natura ad un'eterna selvatichezza. La nostra Certosa, dunque, nata
nel momento classico del feudalesimo, sin dalla sua fondazione si trovò titolare possiamo
dire di un piccolo feudo, senza strade, senza abitanti, quasi senza terreni coltivati,
comprendente l'alta montagna della Val Pesio, gli "ardua loca", che nell'atto di
donazione danno alla regione il nome generico di "Ardua", riservato in seguito
alla montagnola in cui è attualmente la chiesetta della Madonna. Si trattava di un
compito non facile: organizzare la vita stabile in una specie di "deserto verde"
l'estate, e "deserto polare" l'inverno, in un isolamento che ancor oggi, ai
nuovi ospiti della Certosa, presenta una singolare asprezza e non è privo di
preoccupazioni...» (Giorgis).
Un'ovvia considerazione: tante
donazioni e conseguenti opere e attività che, in uomini votati totalmente a Dio nella
solitudine e nel silenzio, potrebbero stupire e forse indisporre qualcuno, viste e
comprese nel loro contesto storico possono invece dar motivo di ammirazione, considerando
che l'indiscutibile disagio di monaci spesso costretti ad interessarsi di cose profane,
tanto aliene dalla loro vocazione certosina, era da essi inteso e accettato come un
servizio a favore di tutta la comunità, anche civile; servizio - diremmo oggi - di
promozione umana. E tale risulta, nel suo complesso, dalla storia letta senza prevenzioni.
Queste considerazioni ci sembrano
opportune, perché permettono di giudicare equamente istituzioni di tempi così lontani
dai nostri e, se non a giustificare i singoli episodi di violenza frequente da una parte e
di tenace resistenza dall'altra, come vedremo, a comprenderli nella loro storia, ricca di
scontri e di lotte, a motivo dei quali i monaci, armati solo di prestigio morale, dovevano
spesso necessariamente ricorrere al Principe Sovrano per far normalizzare la situazione.
Non ci fermeremo, in questo breve
scorcio storico, a descrivere le varie fasi della costruzione della Certosa di Pesio,
dagli umili inizi della Correria alla definitiva attuale grande Certosa sulla destra del
Pesio, con le sue bellezze artistiche e progressivi arricchimenti, che raggiunsero
l'apogeo in splendore tra i secoli XVII e XVIII, legato a nomi di artisti di notevole
fama. Il Caranti ha lasciato scritto: «Non è già la parte che si eleva dal suolo quella
che maggiormente sorprende; ma sono gli immensi sotterranei costruiti con romana
munificenza, che in ogni senso e con varia grandezza intersecano tutto il suolo sul quale
è fabbricata la Certosa».
La chiesa superiore specialmente, consacrata nel 1599, fu
resa un vero gioiello, «che per gli scanni intagliati con arte, gli stucchi e le pitture,
la preziosità delle pietre meschie, ecc., non tiene invidia di qualunque altra di tutto
il Piemonte» (Mons. della Chiesa). Non stupisce perciò l'altissima fama a cui era salita
la Certosa di Pesio, da attirarvi studiosi e pellegrini, principi ed artisti, tra cui
Principi di Casa Savoia, come Vittorio Amedeo I e Maria Cristina, che vi furono ospiti nel
1634.
«Ma le vicende storiche - annota il Giorgis - ancor prima
della soppressione francese, non furono sempre né fortunate né liete. Il tenore stesso
del primitivo atto di donazione, piuttosto vago e privo di esatte configurazioni, sembra
aver dato luogo a continui litigi fra la Certosa e gli abitanti di Briga Marittima da un
lato, e quelli di Chiusa Pesio dall'altro. I documenti d'archivio del Comune di Chiusa ne
parlano ad ogni pié sospinto... Le molte concessioni e le servitù tollerate a favore dei
Chiusaschi, in misura veramente notevole e proporzionata ai bisogni dell’ aumentata
popolazione, non valsero però a soddisfare questi ultimi, che con le loro scorrerie,
invasioni, incendi..., provocarono a più riprese la parziale distruzione della Certosa e
dei tesori storico-artistici che vi si andavano accumulando. Tanto che, nel 1350 l'Ordine
Certosino ne deliberò l'abbandono, e fin quasi all'inizio del XV secolo la Certosa rimase
deserta. Nondimeno la massiccia costruzione resistette alle ingiurie degli elementi e
degli uomini. Ed il secolo XV vede risorgere la fama e la gloria della Certosa di
Pesio,
illustrata da monaci di singolari virtù, come vedremo in seguito.
Le molestie non cessarono
tuttavia. La località di san Bartolomeo, allora ancora deserta, trovandosi sui confini
fra la proprietà della Certosa e quella del Comune della Chiusa, era stata oggetto di
continue interminabili dispute..., e, riaccesesi le ostilità dei chiusaschi, l'anno 1509
si giunse a tal segno da invadere a mano armata la Certosa.
Dopo aver devastate le
proprietà del monastero incontrate per via, i chiusaschi manomisero ogni cosa ed
appiccarono il fuoco alla Certosa. I monaci furono maltrattati, minacciati di morte,
qualcuno anche ferito. Padre Simondino, Vicario, schivò per miracolo un colpo di pugnale;
e Padre Alberto da Ceva venne ucciso il giorno di san Pietro e Paolo. Gli uomini e la
comunità della Chiusa furono condannati, e il Duca di Savoia mandò commissari e soldati
a far eseguire le sentenze e a rimettere i monaci in possesso dei loro beni.
L'anno 1655 poi, è rimasto famoso nelle cronache della
Certosa per le sacrileghe e plateali bravate commesse contro il monastero dalla cosi detta
"banda del carnevale" della Chiusa, congrega di buontemponi e, all'occorrenza,
di mascalzoni e criminali, che capeggiati da due pessimi soggetti, per rancori personali e
odio contro i monaci, strinsero d'assedio la Certosa e vi celebrarono il carnevale...