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 Scuola di Preghiera: PERCHE' SIETE PAUROSI COSI'?

Scuola di PreghieraLectio Divina - Gennaio 2006

PADRE FRANCESCO PEYRON

Parola di Dio
(Mc 4,35-41)

La sintesi di questo brano di Marco è la paura e la non fede dei discepoli , che li porta a gridare, a disperare

Non hanno ancora capito l’efficacia profonda della fiducia e dell’abbandono nel Signore, al punto che, di fronte al miracolo della bonaccia, si chiederanno: “Chi è mai costui?”. A volte anche noi ci poniamo questa domanda: “Chi è Gesù, chi è Dio nella mia vita, che senso ha la mia scelta di credente?”. E’ molto importante interrogarci e non lasciare andare perduto il senso più profondo della nostra storia. Guardiamo un momento a noi: ci sono delle contrarietà, ci sono delle notti, dei gorghi di disorientamento e di pessimismo, dei sentimenti di abbandono e di solitudine, delle sensazioni di non essere capiti, di non essere esauditi oppure ci apriamo veramente al Padre? Spesso ci lasciamo avvolgere dall’amarezza, dalla tristezza, dal grigiore, dal limbo e su tutto ciò lavora il Maligno, per dare più spinta alla sfiducia e alla paura, fino a condurre alla disperazione e al rifiuto di Dio. Il quadro del Vangelo di Marco, con la sua immagine così chiara e così affascinante di Gesù che dorme e del grido dei discepoli, ci fa prendere coscienza delle nostre esitazioni e delle relative conseguenze e ci invita a verificare se vogliamo incamminarci per una via di fede e di fiducia forte nella persona concreta del Cristo. E’ proprio questa Parola che ci smaschera e mette a nudo il nostro vero rapporto con il Signore. Anche noi siamo su quella barca, anche noi attraversiamo dei tempi di paura, anche noi guardiamo e gridiamo a Gesù. Ed è proprio attraverso la notte, il mare in tempesta, la barca che affonda che si diventa discepoli, evidenziando il nostro sgomento e la nostra implorazione al Signore, perché è la lotta che spesso costruisce la nostra fede. Le difficoltà, le esperienze dure e drammatiche possono diventare un’occasione di risposta positiva, come di allontanamento: il brano di Marco ci offre l’opportunità di riflettere sulla nostra vita e ci dona la luce per intraprendere risposte efficaci di adesione a Dio, ci fa constatare il nostro bisogno di ricentrare sul Padre la nostra esistenza e di affrontarla con maggiore speranza. Gesù dice: “Passiamo di là”. Con Lui, la vita è un continuo procedere, un andare oltre; con Lui non restiamo fermi, seduti o paralizzati, ma incontriamo sempre qualcosa di nuovo che ci viene proposto, qualche stimolo che ci viene dato, per rispondere alla Parola e ai suoi inviti e per crescere nel dono a Lui e nel dono agli Altri, per non rimanere incagliati nella tiepidezza, nell’inerzia, nella superficialità, nell’indifferenza, nella banalità, nella confusione. Proprio nelle situazioni non facili, in cui riusciamo a riconoscere il volto del Signore, Egli ci dice: “Passa di là, vai oltre, riempi le tue ferite della mia presenza, non lasciarti depistare o scoraggiare”. Allora, chiediamoci se stiamo veramente percorrendo la strada della Vita, per chi stiamo correndo, se stiamo interpretando la nostra storia come dono o se ci stiamo lasciando emarginare da noi stessi. “E prendono Gesù, come era, nella barca”. Questo passo indica la scelta di prendere Gesù nella sua interezza, senza ridurlo, senza adattarlo, senza edulcorarlo; significa prendere Gesù come si rivela nel Vangelo e non come lo vorremmo noi. Gesù è il vero volto rivelato del Padre; stiamo ben attenti a non dipingerlo con i nostri colori, a dargli una figura sbagliata, ma cerchiamo di portare anche noi il vero Gesù di Nazaret, così com’è. E’ molto difficile annunciare il Signore nel suo vero volto, soprattutto di fronte a interlocutori scettici, non credenti, indifferenti, ma è la grande missione affidata ai cristiani e comporta di trasmettere il Dio della Bibbia, che è il Dio della Misericordia, il Dio dell’Amore, il Dio della Verità, il Dio del coraggio del sì a Lui. Forse ci sono delle persone lontane, perché non hanno mai sentito, in forma convincente, la notizia del vero cuore di Dio in Gesù. Nel mondo di oggi, in cui lo sbandamento è molto grande, in cui la superficialità è all’avanguardia, in cui vengono proposti come valori degli assoluti non valori, noi dobbiamo avere il coraggio di presentare Gesù così com’è, anche nelle sue esigenze radicali e aiutare la gente a incontrarlo nonostante la grande distrazione di oggi. E’ la missione che ci viene richiesta quotidianamente e specificatamente e che il Papa Giovanni Paolo II° ha indirizzato soprattutto ai giovani: “A voi viene chiesto, in questo terzo millennio, di essere testimoni e profeti della Speranza, della Gioia, della Vita, …”. E, sulle nostre debolezze, lo Spirito Santo combatte con noi, come ha combattuto con Davide contro Golia. La cultura occidentale, impregnata di razionalismo, che sfasa e sfigura il volto di Dio, lo presenta come non esistente, come lontano, come disinteressato, come una delle tante ipotesi di risposta alle molte domande, lo irride, lo relega ad un’esperienza passata, anacronistica, e diventa una sfida per i credenti, o, ancor più, un veleno che ruba a molti la pace, il sorriso del cuore, la beatitudine, la purezza. E’ la verità dell’oggi, che si manifesta contrastata, in mezzo alle tempeste che fanno traballare la barca dell’uomo e l’intera sua vita, con le sue notti, ma che porta accanto a sé la luce di Gesù, che dorme sulla barca, ma che non ha abbandonato il mondo e mostra la propria disponibilità a soccorrerlo, attraverso l’operosità di chi crede. Lo Spirito Santo entra in queste scelte di annuncio, con la forza dell’ottimismo e la certezza della Verità, ci comunica l’essenzialità della nostra collaborazione e ci chiede di deciderci, di non fermarci, di “andare oltre”, di non arrenderci, di costruire cose importanti e feconde. “Fattasi sera … venne un turbine grande di vento e le onde si scagliavano contro la barca”. Di notte, si scatena la tempesta, l’acqua vuole inghiottire la barca su cui c’è Gesù con i discepoli, simbolo della Chiesa. Nell’Antico Testamento, il mare è presentato come una forza ostile, tant’è vero che Gesù dirà agli Apostoli: “Vi farò pescatori di uomini”, cioè vi metterò in condizione di salvare le persone dal male, dall’abisso, di liberarle dalla paura, dalla tenebra, dal Maligno e portarle alla luce e al bene. A volte questa esperienza di tempesta corrisponde alla situazione del cuore umano, dentro il quale entrano lo sconforto e il timore. Ma Gesù è sulla barca e dorme … Ci si può sentire perduti o si può fare riferimento a Lui, per affrontare la burrasca e andare oltre, nella certezza che verrà la bonaccia. La tempesta di certe situazioni e di certi avvenimenti può scatenarsi nella vita di chiunque in qualsiasi momento: in un cammino di coppia, attraverso litigi, incomprensioni, gelosie, possessività, scontri, non ascolti; nelle realtà familiari o di relazione sociale; nella vita individuale. Ogni episodio, illuminato dal Signore, conduce alla fiducia, alla verità, al coraggio: “…E Lui era a poppa, dormendo sul cuscino”. Sembra un inspiegabile contrasto: nel caos del mare agitato, Gesù, a poppa, cioè sulla parte più esposta della barca, dorme tranquillamente. Egli ci trasmette il suo abbandono al Padre, il sonno di chi confida nel Padre: “in pace mi corico e subito mi addormento; tu solo, Signore, al sicuro, mi fai riposare” (Salmo 4). Gesù ci invita a sperimentare questa fiducia e questo abbandono in Dio, soprattutto quando la “nostra barca” è sballottata dalle tempeste della vita, perché non ci lasciamo inghiottire dal mare della depressione e per guardare a Dio, come lo chiama il Salmo 143, “roccia, scudo, difesa, baluardo”. “E lo svegliarono”. E’ il grido di aiuto al Signore. Ma non è Lui che dorme. E’ la nostra fede che dorme, quando non è ancora diventata “fiducia”. E Gesù si desta e ci chiede: “Perché siete paurosi così? Come? Non avete fede?”. Paura e scoraggiamento sono germi antitetici alla fede. Se guardiamo alla nostra vita, dove faremmo riecheggiare questa frase? Il rimprovero di Gesù è per svegliarci, ridonarci speranza, perché non ci lasciamo irretire dal male e dal Maligno. E poi: “Taci e chiudi la bocca. E cadde il vento e fu grande bonaccia”. Gesù è l’Uomo-Dio, comanda alla natura che ha creato. E, allora, se Gesù per noi è veramente Dio, perché temere? Certo, il Signore, per la sua potenza, non ci toglie dalle sofferenze e dalla croce, però è sempre con noi e non ci “molla” mai e vince il male con il bene. “Chi è mai costui?”. Attraverso ciò che Egli fa e dice, viene la risposta. La risposta a “chi è Gesù per me?” è la mia risposta di vita, di fede, di preghiera, di amore agli Altri, di dono di me stesso, di scelte fondamentali. Importante è mettere Lui al centro e andare al Prossimo, scoprire i poveri in tutte le povertà. Scriveva Charles de Foucauld: “Leggo la Bibbia per darTi una prova d’amore, per imitarTi, per obbedirTi, per farTi amare dagli Altri, per farTi imitare dagli Altri, per farTi obbedire dagli Altri. … Ogni anima può divenire un sole, un grande albero”. La tua vita, il tuo sorriso, la tua accoglienza, il tuo coraggio della Verità, la tua preghiera, il tuo essere costruttore di pace, il tuo offrire la croce diventano albero, in cui altri possono trovare riparo, rifugio, refrigerio. Colei che conosce profondamente Gesù, che si fida profondamente di Gesù, la Vergine Maria, nel cammino della nostra vita ci insegni profondamente questo coraggio nelle prove e nella paura, questa fiducia e questo abbandono, questo dono agli Altri nella testimonianza, questo essere “albero” e ci generi a vivere nella pienezza più grande e più luminosa, nel solco della storia con le sue contraddizioni, le sue notti, il suo mare che vuole ingoiarci e ci riempia di Verità qualunque cosa facciamo, dovunque ci troviamo, qualunque sia la nostra chiamata. Non è un facile ottimismo, ma è la lettura della vita alla luce della Parola di Gesù che ci dice: “Coraggio, non temete, sono Io”.




 
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