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 Scuola di Preghiera: IL MAGNIFICAT DI MARIA

Scuola di PreghieraLECTIO DIVINA MAGGIO 2010

PADRE DARIO RAMPIN

PAROLA DI DIO (Lc 1, 39-56)

Questo brano di Luca segue immediatamente quello dell’Annunciazione dell’Angelo a Maria, la quale ha appena dato la sua piena disponibilità a Dio per diventare Madre di Gesù e, nel contempo, ha appreso dall’Angelo stesso che la cugina Elisabetta è in attesa di un figlio.

Il primo atteggiamento di Maria non è quello di fermarsi per compiacersi di ciò che le è successo. Si mette subito in piedi, pronta a partire. Dopo essersi fatta trovare dall’Angelo, è Lei che va a trovare qualcuno. La chiamata non la tiene prigioniera in casa, ma la mette in cammino, in movimento. Maria ha risposto alle attese di Dio e da qui è pronta per rispondere alle attese degli uomini. Porta dentro di sé un mistero avvenuto nel segreto del cuore, che si esterna e si celebra sulle strade degli uomini. All’inizio della storia, nessuno sa nulla di questo progetto di Dio, tutto si svolge nel silenzio, nel cuore di una ragazza qualsiasi che porge il proprio consenso nel segreto.

La storia di ogni vocazione comincia così, nel segreto del cuore. Inizialmente la persona si trova coinvolta in un sacro pudore nel custodire il segreto, ma poi la notizia si espande e si conosce, perché, una volta risposto, ci si deve mettere in cammino. E Maria cammina in fretta, il suo passo annuncia la nascita dei tempi nuovi. Anche il mondo di oggi corre. Tutti hanno fretta. In alcuni contesti, soprattutto tecnologici e informatici, si toccano velocità da capogiro. La fretta del mondo però è la fretta di chi non ha più tempo per Dio. Michel Quoist scriveva: Signore non ho tempo. Il bambino non ha tempo, deve studiare, crescere. Il giovane ha il lavoro, la fidanzata e non ha tempo. Il papà di famiglia deve badare alla casa e ai figli e non ha tempo. Il nonno non ha tempo, perché deve custodire i nipotini. Il vecchio non ha più tempo. E la vita passa senza che troviamo il tempo per il Signore, mentre troviamo il tempo per tutte le altre cose.

Oggi si pensa che correre sia sinonimo di “crescere”, ci si inebria delle ascensioni spaziali, le quali spesso sono seguite da vertiginose discese dell’anima. A forza di correre non ci si accorge più dell’Altro. Non sappiamo dove stiamo andando, ma ci andiamo lo stesso e sempre più forte, come nel caso di quel giovane che corre e incontra l’amico che gli chiede: “Dove vai così di fretta?”. “Non lo so – risponde – ma a me basta correre”.

La “fretta” della Madonna è di segno totalmente opposto: esprime pienezza, non vuoto, manifesta consapevolezza, ricchezza di valori, lucidità circa la meta. Maria sa dove arrivare e cosa fare. La “fretta” di Maria è presenza, attenzione, non fuga o distrazione. La nostra fretta sovente ci fa passare accanto al prossimo senza che ci fermiamo o ci interroghiamo su ciò che gli Altri aspettano da noi. La fretta diventa pretesto per fuggire dall’Altro, per trascurarlo ed evitare di incontrarlo. La “fretta” di Maria è ansia di arrivare, di rendersi utile, di servire, di mettersi a disposizione, di dare il suo tempo. Sull’esempio di Maria dovremmo poter dire: ho fretta di regalare il mio tempo. La “fretta” di Maria è una fretta necessaria che ci impedisce di perdere tempo per noi stessi per donarlo agli Altri. In quale delle due categorie si colloca la nostra “fretta”? In quella che ci chiude agli Altri o in quella che ci fa aprire gli occhi alle necessità degli Altri?

Il secondo aspetto del brano di Luca mette in luce un concetto fondamentale: Maria è chiamata per essere mandata. Ogni chiamata è sempre un grande mistero. Ma è un mistero che ci mette in cammino sulle strade degli uomini. E bisogna muoversi in fretta, perché il messaggio da portare è esaltante. E se siamo innamorati di questo messaggio non possiamo tacere: si parla volentieri di ciò che si ama. Se analizziamo le chiamate nella Bibbia, scopriamo che si tratta sempre di chiamate che “buttano fuori” le persone dalle loro sicurezze, dai loro schemi, dai loro progetti, dalle loro aree geografiche.

E’ sempre un sì per andare oltre, per mettersi in cammino: “Abramo, esci dalla tua terra”; “Mosè, vai dal Faraone”; “Giona, và e annuncia”; “Andate e annunciate”. E motivo del mandato è sempre la Parola da portare e proclamare. La partenza del chiamato è la logica conseguenza dell’adesione al piano di Dio e la partenza avviene subito, “in fretta”, senza perdita di tempo. Ecco gli Apostoli, mandati senza borsa né bisaccia né sandali e senza salutare nessuno, non solo per un segno radicale di essenzialità, ma perché l’annuncio va portato senza indugi. Non c’è nessuna vocazione individuale ad esclusivo vantaggio di chi la realizza, ma ogni vocazione è per l’utilità di tutti. E’ uno “stare con” per essere “inviato a”: mi carico del Signore e lo porto agli Altri. Il chiamato è uno “tolto” dal mondo per essere restituito al mondo, scelto “dagli” uomini “per” gli uomini, perché se non si fa l’esperienza di stare con Lui, che cosa portiamo agli Altri? Sull’esempio di Maria, il discepolo di Gesù non è uno che si nasconde, ma uno che si fa trovare. Maria, poi, non si accontenta di mandare un messaggio alla cugina Elisabetta, ma le porta una Persona. Maria è il primo Ostensorio della Parola. Grazie a Maria, Gesù cammina prima di nascere, per attestare che la sua vita sarà un continuo movimento, un continuo viaggio di annuncio, di predicazione, di guarigioni. Perfino sulla Croce Gesù non è fermo: “Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me”.

Questo, della Visitazione, è un testo tipicamente missionario, che non deve essere vissuto solo da alcuni, ma destinato a ogni battezzato. Ogni battezzato riceve la missione di portare Cristo al mondo ed è chiamato a essere “Ostensorio” di Cristo, luogo vivente dell’appuntamento di Dio con gli uomini. Dopo la vocazione alla vita e la vocazione alla fede, sulle quali si inseriscono tutte le vocazioni specifiche di ciascuno, tutti sono chiamati a portare Cristo al mondo. Le strade sono diverse, ma il fine è lo stesso. Dunque la vocazione del cristiano è vocazione alla missione. Il Documento del Concilio Ecumenico Vaticano II, Ad gentes, recita: “La Chiesa, per sua natura, è missionaria”: o siamo missionari o non siamo Chiesa.

IN PRATICA

La vocazione del cristiano può essere sintetizzata in tre verbi: partire, dire, fare.

1. Partire – Sei pronto a partire, deciso a testimoniare Colui in cui credi? Vuoi partire tu o lasciar partire gli Altri? E in quale direzione va la tua partenza? Ci sono tante persone che partono per la Missione, ma qual è la motivazione? Si può partire senza mai allontanarsi dal proprio ambiente e si può andare in tutto il mondo senza mai partire. Dobbiamo stare attenti a non vivere un falso intimismo che ci fa ripiegare su noi stessi. Tu hai interesse per gli avvenimenti del mondo? Ti sei mai chiesto come portare Cristo a quel Musulmano, a quello straniero, a quella persona che vive vicino a te?

2. Dire – Il tuo “dire” è il “dire” di Cristo? Sei missionario con le tue parole? Sai attestare il ruolo del Signore nella tua vita? Sai rispondere a Lui, come Maria, con il “Magnificat”?

3. Fare – Il tuo “fare”, il tuo agire è secondo Cristo, la sua attenzione, la sua carità?




 
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