Welcome to !

     Sezioni
· Home
· Archivio Articoli
· Argomenti
· Cerca
· Chi siamo
· Downloads
· Galleria Fotografica
· Incontri
· Libri
· Note tecniche
· Recensioni
· Sondaggi
· Sussidi
· Web Links

     Newsflash
Per contattare P. Francesco via email
clicca qui



     Libri
I libri consigliati dai Padri della Certosa


     Incontri
Qui trovi il calendario degli incontri delle Scuole di Preghiera e delle varie attività dell'anno


 Scuola di Preghiera: UN FUOCO NEL CUORE

Scuola di PreghieraLECTIO DIVINA APRILE 2010

PADRE UGO POZZOLI

PAROLA DI DIO Lc 24,13-35)

Di fronte al brano di Luca, che traccia l’esperienza dei discepoli di Emmaus, siamo invitati a camminare, come neofiti, sotto la guida e dietro la spinta del Cristo Risorto.

Chiediamoci: come vivo questa situazione particolare, propizia, per trovare orientamento, senso di direzione, significato, questa situazione che mi apre alla speranza, che mi obbliga a tenere accesa la luce, a non arrendermi, a esplorare nuove strade di missione, a far vivere il Vangelo dentro di me, affinché, attraverso di me, possa illuminare la vita degli Altri? E’ importante che, nella nostra storia, si instauri la scelta di fondo che ci permette di non perdere mai di vista il cammino, nonostante le deviazioni, gli errori, gli inciampi, i rallentamenti. Se manteniamo davanti a noi la luce pasquale, il nostro procedere, anche se lento, frammentato, resterà orientato verso il bene.

San Francesco di Sales diceva: “La parte più arricchente in ciò che si insegna è ciò che si apprende”. Ecco perché è determinante instaurare un cammino condiviso, di arricchimento personale e di dono. E’ un cammino che ci proietta verso lo Spirito Santo, passando attraverso la Pasqua, alla scoperta della nostra missione di individui, di cittadini, di famiglie, di Chiesa.

E’ un cammino che adesso facciamo in compagnia di questi due personaggi che Luca ci presenta. I particolari restano nell’ombra, ma ci offrono alcune coordinate geografiche (Gerusalemme, Emmaus,…) e temporali (in quello stesso giorno); l’Evangelista sembra voler collocare un contesto preciso, a significare che l’episodio è avvenuto veramente. In questo contesto siamo invitati a inserire noi stessi, come attori in scena, chiamati, con la nostra vita, a dare un senso personale, particolare, al racconto, quel senso che ci riguarda, che ci tocca singolarmente. Luca racconta una vicenda dalla quale possiamo estrapolare tre momenti specifici, tre quadri principali, ciascuno dei quali suscita delle domande profonde.

1. Il racconto è, innanzitutto, la storia di una fuga e, per questo, parla di abbandono, di paura, di disillusione, di disperazione, di frustrazione, … il tutto associato a un pizzico di rabbia. Queste due persone hanno perso la motivazione delle loro scelte, hanno seguito un uomo nella cui parola hanno creduto, ma la promessa sulla quale hanno fatto affidamento è naufragata, è stata inchiodata ad una croce, investita dalle tenebre e dal silenzio, dal dramma e dall’angoscia del Venerdì Santo e i due se ne vanno sconfitti.

2. Ma se la storia tratta di una fuga, introduce anche la realtà di un incontro. Gesù si avvicina, ancora una volta è Lui che prende l’iniziativa e, nonostante essi non lo riconoscano, cammina con loro, resta con loro, spiega loro le Scritture, spezza il pane. E’ la rivelazione progressiva del Signore che si fa conoscere poco per volta, del quale i discepoli si erano dimenticati, che forse non avevano incontrato per quello che effettivamente era. Gesù trasmette loro di nuovo un processo di formazione e di catechesi ed essi celebrano l’incontro con il Cristo Sacerdote, Re e Profeta.

3. Infine si definisce la storia di un ritorno. Il luogo da cui si fugge diventa il luogo del rientro e della missione. Oggi viviamo in un mondo in fuga e anche noi siamo in fuga all’interno di questo mondo. Una delle nostre parole d’ordine è “sicurezza” e lo è diventata perché la realtà in cui viviamo è una realtà che provoca paura, è una realtà in cui non siamo più tranquilli, dove le nostre certezze spirituali e materiali vengono quotidianamente messe in discussione. Quante assicurazioni, quante passwords siamo tenuti a maneggiare, nel timore di essere violati o aggrediti nel nostro privato! Quanta insicurezza e precarietà ci accompagna nella nostra vita! Nel nostro periodo storico, proprio la precarietà dei rapporti umani, lavorativi, sociali genera inquietudine. E allora spesso ci si rifugia in altri aspetti che sembrano cancellare o attutire i disagi, ma che si rivelano quasi sempre surrogati inefficaci e labili. E’ pericoloso cercare situazioni limite che sovente non ci appartengono. Guardiamo la nostra vita, la collettività odierna e chiediamoci se anche noi, in qualche forma, non stiamo fuggendo da qualcosa e da che cosa stiamo fuggendo. Qual è la nostra zona d’ombra, la situazione che ci mette in imbarazzo, che vorremmo evitare, alla quale non vorremmo pensare, che ci impedisce di fare Pasqua? Nella Scrittura è contenuta un’insistenza quasi ossessiva sull’invito fatto dal Signore a non avere paura.

E noi, invece, quante paure abbiamo e fomentiamo? Ciascuno scenario personale in cui veniamo a trovarci può rappresentare per noi un’occasione di fuga, di deserto, come è stato per i due viandanti di Emmaus, che sono due uomini stanchi, delusi, in fuga da Gerusalemme. Ma, mentre vanno sconsolati, non sanno che il loro viaggio comporta un ritorno: inizia dalla città della passione e della morte e si conclude con un rientro felice e gioioso verso lo stesso punto di partenza, luogo di resurrezione e di comunione fraterna. Dentro il loro cuore possiamo immaginare un insieme di sentimenti; discutono fra loro, la figura del Signore, la grande speranza, ora, nella sua tragica fine, rischia di dividerli. Chi sono questi due personaggi? Non si sa. Di uno si conosce il nome, Cleopa, dell’altro non si dice nulla: l’icona lo presenta come lo stesso Luca oppure il diacono Filippo, ma potrebbe anche essere una donna, una discepola. Molto più probabilmente si tratta di un’«amnesia voluta». Il secondo discepolo assume il nome di ciascuno di noi, colto nel proprio cammino esistenziale, a contatto con le proprie paure, bisognoso di confrontarsi con i suoi interrogativi.

Il cammino pasquale che Gesù propone loro è un cammino «sacerdotale », radicato nel Battesimo di ogni cristiano, di PRESENZA, di PAROLA, di EUCARISTIA.

PRESENZA

Il Signore si manifesta nel cammino di tutti i credenti: si avvicina, li raggiunge soprattutto là dove pensano di essere soli. E’ il Pastore che cerca la pecora smarrita, è il Dio dell’esodo che ascolta il grido del suo popolo e lo conduce, lo accompagna nella liberazione dalla schiavitù, è un Dio presente, che tace e ascolta, che “cammina con”, che viene a piantare i paletti della sua tenda in mezzo alla sua gente, è un Dio che non è distante, che condivide il percorso della sua Chiesa che sarà poi chiamata a ripetere questo atteggiamento nella sua apertura missionaria. “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. (Gaudium et Spes) Conoscere queste gioie, queste speranze, queste tristezze presuppone un’assidua frequentazione, un farsi vicini, un camminare insieme, un permanere. Lo stile del Signore ci interpella come singoli e come comunità, comunità chiamata a vivere e a testimoniare il cammino pasquale. Oggi il «rimanere con» ci costa. Ci costa in famiglia, nella società, nella Chiesa. Eppure Gesù, all’inizio, non parla, … ascolta. La Missione non nasce dall’annuncio, ma dall’ascolto. Se non c’è ascolto, non c’è neanche missione. Ascoltate! E’ un imperativo che merita una certa insistenza sia perché è il Signore stesso che ce lo chiede con forza, sia perché è inscindibilmente collegato con il dialogo ed esclude qualsiasi forma di monologo. A volte siamo convinti di saper ascoltare, ma non siamo dei buoni ascoltatori, è la qualità del nostro ascolto il fattore discriminante che ci impedisce o meno di essere dei buoni terreni, di dare frutto.

PAROLA

Gesù si rivolge ai discepoli di Emmaus attraverso un gesto profetico: spiega loro il senso delle Scritture. E, anche su questo punto, quante volte noi cristiani diciamo al mondo parole che non hanno più senso, invece di dire parole che toccano i cuori, capaci di convertire! Il profeta è colui che è capace di leggere la realtà con gli occhi di Dio, capace di influenzare la realtà con la parola che penetra un contesto, lo stravolge dal di dentro, lo brucia, lo purifica e lo porta a qualcosa di nuovo. Gesù spiega il senso delle Scritture, letteralmente apre il significato delle Scritture all’esperienza dei discepoli. «Conoscere», nella Bibbia, vuol dire soprattutto fare esperienza. La Parola viene spalancata di fronte alla vita dei viandanti di Emmaus, perché è la Parola stessa che li incontra, che parla loro, che risponde alle loro inquietudini. Ancora una volta, solo il permanere permette di conoscere. E solo una conoscenza radicata, fondata sull’esperienza, fa sì che ci si possa aprire ad un cammino di conversione. Enzo Bianchi dice che “vi sono predicatori che incantano e vi sono predicatori che convertono” : i due discepoli hanno trovato un predicatore che converte e sono stati messi di fronte alla loro verità, capiscono di aver letto una parte della storia piegati solo su loro stessi, ma la Parola scalda il loro cuore ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la richiesta: “Resta con noi!”.

EUCARISTIA

“Ed entrò per dimorare con loro”. Il Libro dell’Apocalisse (3,20) dice: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” . L’Eucaristia è segno della presenza perenne del Signore in mezzo al suo popolo. E’ nel momento di intimità, seduti intorno alla tavola con Gesù, che gli occhi dei due pellegrini si aprono alla rivelazione di Dio e lo riconoscono per ciò che Lui è. Gesù condivide la sua esistenza con noi, ma rispetta la nostra libertà e si inserisce nella nostra vita dopo che lo abbiamo invitato a farlo. La rivelazione di Gesù di Nazareth, il Cristo, cambia l’intera prospettiva dei due personaggi, che riprendono il cammino, a ritroso, tornando a illuminare quella parte di tenebra che li stava coprendo. Tornano perché sanno che adesso il Signore li aiuterà ad essere luce e forza. La loro discussione diventa dialogo, condivisione; ciò che all’inizio era un dibattito superficiale, ora diventa partecipazione profonda. L’esperienza del Cristo risorto diventa missione, annuncio, testimonianza. Non c’è racconto della Resurrezione che non si concretizzi: o con l’invio missionario o con l’invio a riferire il messaggio della salvezza o con l’invio a partecipare l’incontro di questa luce nuova.

IN PRATICA

1. Chiudi gli occhi, raccogliti per un istante in preghiera, rileggi mentalmente il brano evangelico che apre questa riflessione e cerca di immedesimarti nel discepolo anonimo. Da cosa stai fuggendo? Senti, nella tua vita, la presenza del Signore che cammina accanto a te? Si/No, perché?

2. Quando leggi la tua storia nel contesto in cui vivi, ti domandi come e dove è presente il Signore Risorto?

3. “Lo riconobbero nello spezzare il pane”. Che spazio occupa l’Eucaristia nella tua vita?

4. Che importanza dai alla meditazione della Parola nel corso della tua giornata? Che influenza ha la Parola sulla tua vita?

5. L’incontro con il Cristo Risorto apre alla missione. Ti senti missionario del Vangelo? Sotto quale forma partecipi alla missione della Chiesa?




 
     Links Correlati
· Inoltre Scuola di Preghiera
· News by antoeuge


Articolo più letto relativo a Scuola di Preghiera:
TEOFILO, AMICO DI DIO


     Opzioni

 Pagina Stampabile  Pagina Stampabile

 Invia questo Articolo ad un Amico  Invia questo Articolo ad un Amico


Associated Topics

Scuola di Preghiera





PHP-Nuke Copyright © 2004 by Francisco Burzi. This is free software, and you may redistribute it under the GPL. PHP-Nuke comes with absolutely no warranty, for details, see the license.
Generazione pagina: 0.433 Secondi