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 Scuola di Preghiera: VIENI SIGNORE GESU’

Scuola di PreghieraLECTIO DIVINA DICEMBRE 2009

PADRE FRANCESCO PEYRON

PAROLA DI DIO (Lc 2,6-20)

Ci poniamo nell’atteggiamento volto a ricevere Gesù nella nostra vita, nella nostra storia e siamo chiamati ad essere quella stella luminosa del mattino che conduce alla gioia, alla luce di Gesù che entra nel mondo ...

... come migliaia di anni fa si è presentato, bambino, per la salvezza dell’umanità.

Ogni grazia che il Signore fa a una persona è un atto di amore al singolo, che, tuttavia, non rimane chiuso in se stesso, ma si apre al beneficio degli altri. Comprendiamo, così, come l’amore vero non è mai possessivo, ma è un amore che si riversa sull’esterno e genera onde di bene. Nella vocazione al matrimonio, l’incontro con Dio, la crescita nella risposta a Lui, nell’abbandono alla sua Parola generano atteggiamenti nuovi che si spandono, come benedizione concreta, l’uno nei confronti dell’altra e viceversa. Allo stesso modo, ogni cammino spirituale autentico non è mai una cerniera interiore, ma è sempre un progresso individuale che deborda verso il prossimo.

Il Vangelo della Natività proposto da Luca approfondisce la consapevolezza della venuta di Cristo e, nel contempo, sorregge il nostro impegno a viverla in tutte le esperienze.

“… perché non c’era posto per loro nell’albergo”. Noi, quale posto facciamo a Gesù e al suo messaggio nella nostra vita? A volte ci ritroviamo come quei computer che sono stracarichi di dati e non hanno più spazio per informazioni ulteriori … Il Signore desidera venire in noi, arde dal desiderio di introdursi nella nostra esistenza. Tutta la Bibbia è rivelazione del DioAmore e l’Amore non chiede altro che di donarsi. Tutti gli Evangelisti, nel racconto della Passione, hanno evidenziato il senso profondo di questo Amore che si dona. Lo psicanalista austriaco Victor Frankl, nelle sue opere, ha sviluppato la tesi secondo la quale la necessità, per l’uomo, di trovare un senso alla propria vita, delle ragioni per vivere, è l’elemento che gli consente di liberarsi dalla depressione, dall’angoscia, dalla tristezza, dal ripiego, dalla disperazione, dal vuoto e da tante malattie della mente, così frequenti nel mondo contemporaneo, dove manca sovente proprio la ragione per vivere, il perché dell’esistenza. E’ una motivazione che gli individui collocano negli obiettivi più svariati: il denaro, la carriera, il divertimento, il piacere,

… Ma c’è chi sceglie di andare oltre nella ricerca, per individuare il senso più profondo della propria storia, come creatura, come figlio chiamato all’eternità, chiamato a una specifica missione sulla terra e, in tal caso, non soggetto al rischio di crolli o di delusioni cocenti. Gesù viene a elargirci questo senso, che, in qualsiasi stato di vita, non viene meno, pur nelle fatiche e nelle crisi.

“… lo depose in una mangiatoia”. Fin dalla nascita, Gesù si manifesta come Colui che si dona, è già il “corpo dato per voi”, il “sangue versato per voi” (cfr. Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,20). In filigrana, nella mangiatoia c’è già il segno della morte in Croce, dell’Eucaristia, dell’offerta dell’Amore di Dio all’uomo, c’è già il senso della vita di Cristo che, per salvarci, darà se stesso. E intendiamo quanto siamo importanti per Lui, quanto siamo amati.

“C’erano in quella regione alcuni pastori”. Il primo annuncio di Dio è trasmesso ad una categoria che, all’epoca, rappresentava la sezione più infima e più povera della società, disprezzata ed emarginata, esclusa dalla frequentazione del tempio. Gesù si rivela ai piccoli, a chi non ha voce. Oggi molti presumono di essere già salvi e di non avere bisogno del Salvatore e non lo incontrano (cfr. Mt 18,1).

“… vegliavano di notte … la gloria del Signore li avvolse di luce”. La luce irrompe nella notte, nella notte di ogni vita, come dice Giovanni che, in tutto il suo Vangelo, evidenzia il contrasto tra l’impero delle tenebre e il regno della luce, sottolineando che le prime non prevarranno sulla seconda: “E le tenebre volevano mangiare la luce, ma non prevalsero” (Gv Prologo). Il male esiste, è forte, sembra distruttivo, ma, alla fine, non vincerà. Non è facile conservare questa visione ottimistica della Risurrezione, ma è possibile e verificabile proprio nella forza di questa luce che irrompe nella notte, nella novità delle tenebre che aggrediscono, talvolta, ciascuno di noi. Tante volte l’uomo è attraversato dalla “notte” del cuore: la menzogna, il disorientamento (chi sono? dove vado?), la paura (quale futuro mi aspetta? che senso ha la morte? e la malattia?), il relativismo (a cosa serve impegnarsi? cosa cambia?), la schiavitù (del peccato, della sensualità, del fare esasperato, dell’agitazione continua, …), le paranoie e le ferite profonde (sentirsi poco amati, non volersi bene, non essere convinti del perdono di Dio, lasciarsi condizionare da episodi negativi sperimentati nel passato, assumere un rapporto sbagliato con il cibo, subire situazioni familiari difficili, condizionanti, …), la gelosia, l’invidia, il risentimento, la prepotenza, l’odio, … La “notte” del cuore è buia, fa male, schiavizza, rende tristi, stanchi, chiusi ai fratelli. Ma “la luce splende sulle tenebre” (Gv 1,5), “noi non siamo nella notte” (2Ts 5,5), “Io sono la luce del mondo” (Gv 9,5): ecco il Natale che vuole prorompere dentro di noi e liberarci! Ecco la speranza che vuole ridarci il coraggio della vita, delle scelte! Ecco la pace che vuole diventare pacificazione in noi, perché noi siamo portatori di pace (cfr. Mt 5,9)! Dio viene per sciogliere le catene che ancora ci opprimono e per renderci annunciatori di liberazione. La collettività odierna è piena di catene, troppi uomini e donne continuano ad essere incatenati allo spavento, alla solitudine, alla concupiscenza, al materialismo, alla rabbia, …

“Ecco, vi annuncio una grande gioia”. Annunciare significa comunicare, do nare e, se lo vogliamo, diventa accogliere, riempirsi, partecipare. La Lettera ai Filippesi di S. Paolo Apostolo ci dice che “nel Signore troviamo la nostra gioia” e il Vangelo di Giovanni incalza ribadendo che “dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia”. La Risurrezione di Gesù e l’invio dello Spirito Santo sono l’icona visibile della luce e della gioia di Cristo.

La vera preghiera, il dono agli Altri, l’attenzione a chi è nel bisogno, il perdono, la condivisione, … sono “puntiluce” che invadono il cuore di vera gioia. Non dimentichiamo che siamo figli di una cultura prevalentemente pessimistica. Nella storia del pensiero filosoficoculturale ci sono troppe teorie che rifiutano la gioia, da Schopenauer (“veleggiare verso il naufragio”) a Nietzsche (“la vita è un precipitare in un tempospazio vuoto di riferimenti”) a Sartre (“non c’è alcun essere necessario che può spiegare l’esistenza”) a Heiddegger (“l’abisso si spalanca di fronte all’uomo”). Altri pensatori ravvisano un senso minimo, finito, nei limiti del controllabile. E’ diffusa la mentalità che emargina Dio, che descrive l’uomo infelice, smarrito, confuso angosciato e sono sempre più numerosi i profeti della disperazione. Nessuno di noi è immune da questi germi negativi. Lo scrittore moderno Robert Schneider sostiene: “Oggi Dio non c’è più nella Letteratura, almeno per quel che vedo io. Una possibile modalità per scrivere su Dio è parlare della sua attuale assenza. Scrivere di Dio oggi significa raccontarne l’espulsione dalla nostra cultura. Nell’Occidente attuale il materialismo domina l’anima” (da Avvenire 29.11.2009). Ed Evagrio, diacono e teologo del 300, aggiunge: “La tristezza è come un verme nel cuore; chi si lascia vincere dalla tristezza non conosce la gioia spirituale”.

E’ importante che non ci lasciamo coinvolgere dalla negatività di certe correnti e che prendiamo consapevolezza della “buona notizia” (Vangelo). Il mondo ha fame e sete di questa “buona notizia”, di Dio in mezzo a noi, di Dio in noi e la nostra missione è di comunicarne il messaggio di speranza, attraverso l’accoglienza dell’Altro, la rinuncia ad esigere per fare spazio al dare.

“… riferirono ciò che era stato detto loro … glorificando e lodando Dio …”. L’esperienza dell’incontro con Gesù diventa annuncio, lode, grazie e la riscoperta del grazie ci porta ai fratelli.

Maria di Nazareth è la “beata te che hai creduto” e ci trasmette la Sapienza che viene dallo Spirito, portandoci alla conversione non solo umana e psicologica, ma soprattutto ad un incontro che ci libera e ci guarisce e lentamente ci trasforma verso la Santità.

In pratica

1.Di cosa sei pieno? Prova a fare un elenco autentico e sincero fino in fondo. Guardati con verità nel cuore e guarda quale spazio ha, in esso, il Signore.

2.Comprendi quanto sei importante per Dio? Ti percepisci amato? Ti apri a Lui? Gli rispondi?

3.Da che parte stai tu? Il tuo cuore è aperto a Dio? Si affida a Lui? Senti il bisogno di incontrare Gesu?

4.In che cosa ti ritrovi della “notte” del cuore?

5.Il Signore apre il tuo cuore e la tua vita alla speranza, alla pace, alla gioia?

6.Dove stanno i tuoi ritardi verso Gesù?

7.Vuoi veramente diventare annunciatore della gioia di Cristo? Ti senti chiamato a questo annuncio? Lo stai portando con la tua testimonianza?

8.Hai la pace nel cuore?Cosa ti ruba questa pace? Porti pace fra la gente? Accogli il dono di GesùPace?




 
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